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La comunicazione a volte sortisce l’effetto contrario rispetto a quello auspicato, specialmente se i destinatari e i riceventi il messaggio sono diversi e molto variegati per cultura e mentalità.

Un esempio molto evidente sono le campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne che pur con costanza e presenza, finora hanno prodotti risultarti insufficienti.

25 novembre 2020

In questa giornata tristemente importante vorrei condividere la mia riflessione sui motivi per cui da ormai troppo tempo questo anniversario si ripete con le stesse modalità e purtroppo con gli stessi e drammatici risultati (anche oggi due casi di femminicidio). Anche quest’anno la celebrazione della giornata sulla violenza contro le donne si concentra sulle cause scatenanti del problema. Le campagne di sensibilizzazione, gli eventi culturali e l’informazione in generale mettono al primo posto la cura e la protezione delle donne vittime di violenza. Dal punto di vista operativo, registriamo però un elemento innovativo, in quanto negli ultimi anni si coinvolge anche la controparte attraverso la rieducazione degli uomini maltrattanti. Questa nuova tendenza denota una certa apertura mentale e una visione più chiara della risoluzione di questa emergenza sociale. Certamente un buon lavoro ma parziale. .

Puntiamo sull’educazione

E’ ormai risaputo che il nocciolo di questo problema è culturale e richiede prima di tutto una rieducazione collettiva e nonostante questa consapevolezza, i messaggi sociali e istituzionali in merito a questo tema sono centrati sulla protezione delle vittime. Sappiamo tutti che la mentalità inconscia individuale e collettiva si traduce in comportamenti singoli e plurimi e determina il costrutto sociale. Se tutti concordiamo su questo, siamo altresì d’accordo sul fatto che ora la priorità è ridefinire il mindset delle donne e della società in generale. Per farlo secondo me le priorità sono tre:

  1. educare le donne ad una mentalità vincente ed allenarle ad essere in prima fila e competitive anche con gli uomini;
  2. resettare il mindset individuale e collettivo in merito all’identità di genere;
  3. ristrutturare i rapporti personali e sociali fra i diversi generi.

Il ruolo della comunicazione nell’educazione

 

 

 

 

In questo la comunicazione svolge un ruolo incisivo e determinante. Partendo dal presupposto che il diritto di informazione deve essere rispettato, la cronaca “nero-rosa” deve essere precisa e puntuale, ma senza la farcitura di immagini che ritraggono donne in posizione di inferiorità fisica ed emozionale, sovrastate da figure maschili dominanti. La diffusione di queste immagini può creare immedesimazione che a sua volta produce due effetti devastanti:

  • le donne vittime di violenza, specialmente quelle più fragili e con meno grinta, vedendo altri casi simili ai loro si rassegnano alla loro condizione;
  • gli uomini maltrattanti, anche quelli in potenza, corroborati da questa rappresentazione del femminicidio in cui loro dominano la persona e la situazione, emulano questi comportamenti.

Quello che invece l’informazione e la comunicazione personale, sociale e istituzionale dovrebbero fare è quello di diffondere il più possibile, esempi di donne che hanno raggiunto risultati e obiettivi “alla pari”, senza troppe celebrazioni e stupore, per farlo diventare un fatto “normale” e non eccezionale.  La normalità di essere una persona, in questo caso di sesso e di genere femminile, con le normali potenzialità, aspettative ed opportunità che hanno tutte le persone di qualsiasi sesso e genere.