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L’IPOCRISIA PERICOLOSA DELLA FILOSOFIA “CURVY”.

 

Spesso chi vive un conflitto tra la visione e la percezione di sé e del proprio corpo, cerca di autoconvincersi che l’aspetto non conta e che la forma fisica non fa la felicità. Cito in proposito la frase di Woody Allen: «Il denaro non dà la felicità, figuriamoci la miseria», per commentare che se è vero che la bellezza e il peso forma non sono alla base della felicità e dell’autorealizzazione, di certo un aspetto sciatto e il peso in eccesso, sono poco sinergici all’espressione del nostro lato migliore e quindi poco complici nella costruzione della nostra autostima. Il nostro aspetto e il nostro corpo veicolano la nostra identità personale e sociale e, se abbiamo ben chiaro il nostro ruolo nel mondo e il nostro progetto di vita, sappiamo anche quale aspetto e quale corpo ci aiutano e ci rappresentano. Questo stato di coscienza consapevole ci porta ad approcciarci al cibo come ad uno strumento di supporto al nostro benessere e quindi mangiamo in modo equilibrato, senza necessità di particolare autocontrollo. Quando invece non abbiamo le idee chiare in merito a noi stesse, al nostro ruolo e al nostro valore, il grado di auto-consapevolezza e di autostima sono labili e così la nostra coscienza alimentare è gestita dall’inconscio che reagisce d’istinto agli impulsi e vede il cibo come una necessità dalla quale dipende la nostra stabilità. Fermo restando che l’ironia e il linciaggio nei confronti di chi è in sovrappeso è una forma di bullismo ingiustificabile, ritengo sia ancora più dannoso lo sdoganamento della filosofia: “grasso è bello”, oppure: “meglio far gola che pietà” che oggi, in parallelo col marketing del “curvy”, vogliono condizionare e modificare a loro vantaggio, i nuovi parametri per la fisicità.

Ci troviamo spesso di fronte a due fazioni: da una parte ci sono i lipofobici che ritengono il grasso inammissibile e che con pregiudizio, bollano i cicciottelli come soggetti privi di forza di volontà e amor proprio; sul fronte opposto invece, quelli che, forti del drammatico fenomeno delle modelle anoressiche, promuovono il grasso come un elemento di bellezza che fa bene anche allo spirito. Invece sappiamo e sanno che il grasso in eccesso fa male, perché predispone ad una serie di gravi patologie e inoltre deprime, perché come tutte le forme di dipendenza, promette ma non mantiene. Dopo aver mangiato per riempire un vuoto o soffocare rabbia e disperazione infatti, raramente c’è serenità, ma al contrario, insorgono colpa e frustrazione. Emozioni negative che ostacolano e deviano la costruzione di una buona e realistica autostima. Nelle persone normopeso, il comportamento alimentare è stabilito dal fabbisogno fisiologico energetico che si manifesta attraverso sensazioni coscienti di fame o di sazietà. Le persone in sovrappeso perdono questa capacità di percepire i loro bisogni corporei, in quanto attribuiscono al cibo un ruolo e un potere che non possiede. Esse vedono il cibo come un placebo per ansia e depressione, come un riempitivo emotivo o un compenso gratificante. Preferiscono risolvere il dolore di una relazione affettiva poco gratificante, o il disagio di una socializzazione insoddisfacente, piuttosto che lo stress di una posizione professionale-lavorativa frustrante, con un’abbuffata, pur sapendo che tutte quelle sensazioni sgradevoli permangono e anzi, dopo peggiorano. Chi è in sovrappeso e non riesce ad uscire da questo conflitto visivo e percettivo, si racconta (sapendo di mentire a se stessa e agli altri) che “va bene così” , oppure che “si accetta così” e  accusa le magre di sudditanza mentale ai diktat mediatici della forma fisica, tacciandole di superficialità e di esibizionismo e sostenendo che la loro vita di rinunce le rende tristi e arrabbiate. In realtà poi, le cicciottelle si trovano a fare i conti con una realtà diversa: la loro finta allegria di facciata e il loro reale profondo disagio, per l’incongruenza tra come si perpepiscono e quello che vedono, che inevitabilmente, fa vacillare la loro sicurezza con se stesse e con gli altri. A questo punto quindi si rimettono a dieta, a seguire programmi di dimagrimento e ciclicamente, passano da una condizione di autocontrollo ad uno di completo lassismo, un up and down di peso, ma anche i autoconsapevolezza e di autostima.

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Sto preparando per voi molte novità e sorprese.

Buone feste!

 

 

 

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