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Il body shaming è un atto deplorevole da condannare sempre e comunque e le campagne di sensibilizzazione in merito sono giuste e doverose. Voglio però richiamare l’attenzione sul fatto che molto spesso e specialmente se si parla di sovrappeso, l’argomento viene trattato con un’ipocrisia di fondo e principalmente con finalità di marketing. Per promuovere il pensiero e la cultura di un corpo armonico e fuori dagli schemi imposti, spesso si usano immagini ingannevoli di donne famose e bellissime. Dico ingannevoli perché queste testimonials, le quali peraltro mettono la faccia e il corpo in buona fede, vengono rappresentate in servizi fotografici altamente professionali, in posa e con tutti i filtri estetici del caso.

Comunicazione illusoria.

La copertina di Vanity Fair protagonista del dibattito di questi giorni, ritrae una bellissima Vanessa Incontrada dalle forme morbide, con una silhouette perfetta e in una posa molto impostata; un’ immagine accattivante  in cui tutte le donne “abbondanti” illusoriamente si riconoscono. Ho usato Illusoriamente perché, parliamoci chiaro, le donne in sovrappeso reali quando si guardano allo specchio spogliate vedono un’immagine molto diversa da quella in questione. Comunque, generalmente la comunicazione del “curvy” e del “body positive” ha questa cifra; una comunicazione fatta di concetti  condivisibili e immagini patinate che molto facilmente ingaggia l’attenzione e l’assenso di tutte quelle persone che ogni giorno combattono con il peso e con il cibo. Infatti chi è fuori forma trova in queste immagini una giustificazione plausibile al suo comportamento oltre che un certificato di appartenenza ad un “gruppo di pari” quello del sovrappeso, finalmente sdoganato sia a livello sociale che estetico. Un messaggio anestetico e però anche forviante perché nella quotidianità reale, moltissime delle persone in sovrappeso vivono conflitto estetico, mentale e pratico con il proprio corpo. Infatti, se è vero che la bellezza e l’armonia sono assolutamente soggettive e quindi libere da modelli e parametri imposti, è fattuale e assodato che essere in sovrappeso comporta, oltre un disagio estetico-sociale, anche molte complicazioni pratiche nella vita di tutti i giorni e soprattutto mette a rischio la salute psico-fisica.

Cultura “curvy” e “body positive”.

Il “curvy” e il “body positive” sono due movimenti di opinione e di costume che si presentano come campagne di sensibilizzazione su argomenti sensibili come il body shaming, ma purtroppo nascondono anche strategie di marketing finalizzate a far credere che essere grassi sia una forma di libertà da modelli imposti. Chi viene intercettato e colpito da questa comunicazione ingannevole, in molti casi si sente sgravato dalla propria responsabilità in merito al rapporto con il proprio corpo e con il modo di alimentarsi. Il rischio dunque è che le persone che tendono ad eccedere col cibo, sottovalutino le conseguenze del loro stile di vita e si compiacciano di essere “curvy“; salvo poi scoprire che il passo che porta dal  sovrappeso all’obesità è molto breve. Una volta ravvedute e focalizzate sul proprio stato dell’arte, queste curvy people iniziano diete restrittive e costosi programmi di dimagrimento che devono ciclicamente ripetere perché come è ormai confermato, portano risultati solo parziali e temporanei. In tutto questo, i mercati di riferimento ringraziano.

Pesoforma soggettivo.

Essere in pesoforma, al di là di taglie e misure, significa avere un corpo con la forma e il peso di quello che vogliamo essere e che ci agevola in quello che vogliamo fare. La soluzione è lavorare sulla percezione corporea e sul mindset: si tratta di percepire il proprio corpo come la casa della propria anima e come il primo mezzo che ci muove e ci esprime nel mondo, e di conseguenza stabilire un rapporto col cibo complice ma distaccato. Questo è l’unico modo per essere persone in una buona forma fisica, ognuno con le proprie linee e proporzioni che esprimono la bellezza unica di ognuno di noi.

L’autoconsapevolezza ci salverà.

Per tornare al body shaming, si tratta di un fenomeno che esiste da sempre e che oggi con i social ha ampliato esponenzialmente la sua  diffusione. Il body shaming può essere neutralizzato grazie soprattutto all’autoconsapevolezza individuale. Chi possiede una cognizione reale ed oggettiva di Sé e del proprio corpo, conosce i propri punti di forza e quelli da migliorare e si impegna a valorizzarsi e a migliorarsi. Le persone che si attivano in questo percorso imparano ad amare tutto di Sé stesse e si piacciono così, proprio per come sono riuscite a cambiare in meglio, con i loro pregi e difetti.  E soprattutto diventano abili ad usare entrambi in modo costruttivo. Le persone che riescono in questo duplice obiettivo di valorizzazione e “accettazione attiva” di Sé e del proprio corpo, vivono costantemente in uno stato di agio e gratificazione perché si piacciono convintamente. A prescindere dal loro aspetto, nessun body shamer potrà mai scalfire la loro sicurezza ed autostima.

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Vanessa Incontrada testimonial su Vanity Fair