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L’aspetto esteriore nei rapporti interpersonali ha una duplice valenza: nella fase della “prima impressione” attira l’attenzione e nel proseguo dei rapporti, contribuisce a direzionare e qualificare l’interesse degli altri nei nostri confronti.       

L’aspetto esteriore si compone di due elementi: uno statico e uno dinamico. La conformazione fisica che comprende la forma e i lineamenti del viso, la corporatura, il colore della pelle, dei capelli e degli occhi, costituisce l’elemento statico dell’esteriorità e mostra nell’immediato i tratti caratteristici personali più superficiali, ma anche (secondo gli studiosi della fisiognomica), una certa corrispondenza con la personalità e il temperamento. L’ elemento dinamico dell’aspetto invece, arricchisce il messaggio con informazioni  che riguardano l’identità personale e professionale, lo status sociale ed economico ed anche lo stato d’animo ed emozionale. L’aspetto dinamico è sotto il controllo della persona  ed è  “visivamente” modificabile dal complesso abbigliativo che comprende l’abito, l’acconciatura, il trucco e gli accessori.  L’outfit nel suo complesso viene considerato il canale principale della manipolazione del Sé: l’individuo controlla il proprio aspetto esteriore e lo modifica perché vuole ribadire l’Immagine che ha di Sé e comunicare all’esterno l’Immagine di Sé che vuole presentare agli altri.

LA “PRIMA IMPRESSIONE”.                                                                                                                                                                                                      

L’ aspetto esteriore è quello che viene visto subito e da tutti e nelle relazioni interpersonali  è uno dei primi fattori che colpisce e attira l’attenzione; con la sua forma fisica ed estetica, l’aspetto comunica una serie di importanti dettagli che riguardano la persona. Secondo quanto sostengono molte tesi in merito a questo argomento, la maggior parte delle persone formula giudizi sulle altre in base alla “prima impressione” che è  principalmente determinata appunto dall’aspetto esteriore. Secondo studi ed esperimenti empirici, risulta che l’essere umano quando guarda un suo simile, nei primi dieci secondi rimane fortemente impressionato da quattro aspetti:

  1. abbigliamento e morfologia corporea e subito dopo, pettinatura, odore e genere;
  2. viso, mimica facciale, sguardo e contatto visivo;
  3. postura, portamento e gestualità;
  4. parole e lessico grammaticale, insieme al modo di esporre verbalmente e non verbalmente.

LA PRIMA IMPRESSIONE ORIENTA IL PROSEGUO DELLA COMUNICAZIONE.

Nonostante in molti dichiarino di essere immuni dall’effetto bellezza, tutte le statistiche recenti riferiscono che le persone esteriormente gradevoli, ricevono maggiore consenso e di conseguenza godono di migliore autostima ed auto-efficacia. Una persona bella e che si piace, genera negli interlocutori una percezione positiva nei suoi confronti che si ripercuote nelle relazioni interpersonali, sia nella sfera privata  che in ambito professionale. In tutte le occasioni in cui è fondamentale fare una buona “prima impressione”: nuove amicizie o first date, così come nella selezione del personale o in un colloquio di lavoro, le persone di bell’aspetto, ricevono un’attenzione di maggiore qualità: (cito)” la bellezza esteriore genera un focus attentivo che influenza l’importanza saliente del soggetto e ne facilita la memorizzazione”. (fonte: Good looking people are not what we think – A. Feingold 1992 Attractiveness).

Nella fase della “prima impressione”, un aspetto esteriore e un  linguaggio del corpo adeguati e coerenti, costituiscono un importante imprinting per il proseguo positivo del rapporto di relazione. Nel caso di un first date con la persona che si vuole affascinare e quindi “convincere” ad  intraprendere una relazione affettiva stabile, ma anche in un colloquio di lavoro da cui si vuole ottenere un’assunzione per un rapporto di lavoro duraturo, presentarsi con un aspetto che abbia componenti di attrattiva fisica (=aspetto gradevole e curato), di assertività comunicativa e credibilità emozionale (linguaggio verbale e atteggiamento adeguati e coerenti), costituisce una fondata e realistica premessa, per sostenere e concludere il rapporto comunicativo con successo.

OUTFIT IDEALE? CONVENZIONALE E DISTINTIVO.

La valenza dell’aspetto risulta particolarmente incisiva in quei determinati contesti dove si condivide un certo “codice convenzionale” in merito a trucco, acconciatura e abbigliamento. Esistono molte ricerche di studio che dimostrano l’esistenza di “stereotipi” i quali, secondo regole condivise, vanno oltre la corrispondenza  tra fisicità e personalità e collegano esteriorità dinamica, con identità e il ruolo. Tutte le persone manipolano le impressioni che vogliono suscitare negli altri e di conseguenza si presentano al mondo e agli altri, attraverso l’aspetto esteriore. Questa performance di manipolazione espressiva, intesa come modalità ottimale e realistica della presentazione di Sé, deve sempre tenere conto del ruolo e del contesto. Ai fini della massima efficacia comunicativa, deve anche esibire degli elementi distintivi che facciano emergere la duplice abilità individuale di integrarsi e distinguersi nel gruppo dei pari in un determinato contesto. L’aspetto esteriore statico e dinamico dunque, se gestito in modo adeguato e consapevole, può diventare quel “plus” determinante per il raggiungimento dei propri obiettivi.

“Solo le persone superficiali non giudicano gli altri dall’aspetto esteriore. Il visibile, non l’invisibile, costituisce il vero enigma del mondo” (O. Wilde).