fbpx

Il cibo da sempre è fonte di nutrimento e di piacere e per questo spesso assume una funzione consolatoria e sedativa dei nostri stati d’animo. L’alimentazione diventa così una strategia per gestire emozioni o situazioni che ci mettono a dura prova. Questo periodo di isolamento ci ha “obbligati” a fare un viaggio introspettivo che ha portato allo scoperto le nostre dinamiche interiori rispetto all’approccio che abbiamo, specialmente con le nostre criticità. I cambiamenti e il clima di insicurezza che la pandemia ha portato nel nostro quotidiano hanno reso necessaria una revisione della nostra quotidianità familiare, professionale e sociale, con pesanti conseguenze sul nostro stato di benessere generale. Il senso di insicurezza e inadeguatezza rispetto alla situazione presente e alla prospettiva futura ha fatto emergere o accentuato molte delle nostre difficoltà nel regolare i nostri stati d’animo; succede così che invece di ricorrere alle nostre risorse spesso latenti e poco usufruibili, preferiamo ripiegare su comportamenti che facciano diminuire velocemente e purtroppo solo temporaneamente, l’intensità negativa di certe emozioni.

IL RUOLO DEL CIBO NELLA GESTIONE DELLE CRITICITA’.

In particolare, per quanto riguarda il nostro modo di alimentarci, le restrizioni fisiche e sociali hanno reso maggiormente manifeste le dinamiche disfunzionali rispetto all’uso che facciamo del cibo nel gestire o evitare le criticità. Il cibo in questo particolare momento storico ha giocato e continua a giocare un ruolo importantissimo assolvendo a molteplici funzioni; infatti nella fase di isolamento domestico, oltre che per nutrirci abbiamo mangiato inizialmente per festeggiare, poi per distrarci e, dato il prolungamento di permanenza a casa, per consolarci, per riempire le giornate e per aiutarci ad affrontare situazioni nuove e complicate. Anche in questa fase di parziale riapertura che richiede un ulteriore reset di pensieri e comportamenti, continuiamo a mangiare per soddisfare la fame fisiologica ma anche e soprattutto per placare la fame nervosa e rispondere agli stimoli emotivi poco piacevoli che comunque agitano le nostre giornate lavorative o familiari. Il clima in cui viviamo dove si alternano emozioni e sentimenti contrastanti, ci vede ricorrere in modo urgente e disordinato al cibo facendolo diventare il rifugio delle nostre preoccupazioni e il riempitivo di un vuoto che ci sembra localizzato nello stomaco, ma che in realtà è più generalizzato e profondo. Questa altalena di stati emotivi ci fa sentire impotenti e vulnerabili ed è proprio in questi casi che il cibo assume una funzione consolatoria e di sfogo. Mangiamo per placare emozioni indesiderate, per distrarci dalle preoccupazioni del domani o per soffocare il senso di solitudine.

RICONOSCIAMO LA FAME NERVOSA E LA FAME COMPULSIVA.

Capita così che ci troviamo ad abbuffarci, cioè a mangiare frequentemente mischiando dolce e salato, quasi sempre prediligendo cibi spazzatura; per un po’ ci sentiamo meglio e ci dimentichiamo dei nostri dispiaceri ed è proprio questo l’elemento pericoloso di questo comportamento: ci offre un piacere immediato e l’illusione di poter evitare di affrontare una difficoltà. Naturalmente concedersi qualche piacevole pausa per assaporare il nostro cibo preferito e regalarsi un momento di piacere in un periodo caratterizzato da tensione è comprensibile e giusto; ma quando questi episodi isolati di fame nervosa diventano abitudini sistematiche e automatiche rappresentano un’insidia perché si trasformano in fame compulsiva; un modo di alimentarci disordinato e incontrollato che diventa sistematico, nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative che questo atteggiamento comporta. Quando la fame nervosa prevale su quella fisiologica e la nostra alimentazione diventa compulsiva è il momento di riflettere sul peso che hanno le emozioni negative nella nostra vita e sul ruolo “disfunzionale” che abbiamo deputato al cibo per gestire le situazioni critiche e gli stati d’animo negativi. Ma come fare ad uscire da questo circolo vizioso e fare in modo che la montagna non ci appaia troppo alta da scalare?

RISTRUTTURIAMO IL NOSTRO RAPPORTO COL CIBO.

Partiamo da piccoli e semplici accorgimenti da applicare subito al pratico quotidiano iniziando con una scansione temporale della giornata che destini al cibo e ai pasti spazi precisi. Per quanto riguarda l’alimentazione iniziamo a ridurre le porzioni senza fare esclusioni tout court che procurano un’ansia spesso responsabile della rinuncia in partenza ad intraprendere percorsi virtuosi. Gradatamente prestiamo più attenzione alla qualità nutritiva, facciamo la spesa evitando i cibi “tentatori” e sperimentiamone di nuovi, magari più funzionali alla nostra salute, bellezza e forma fisica. Mangiamo in piatti di piccole dimensioni per far apparire alla vista la porzione più abbondante; sediamoci a tavola composti con la schiena ben appoggiata alla sedia e con un certo distacco fisico e mentale dal piatto; mastichiamo lentamente e assaporiamo la pietanza e, fra un boccone e l’altro privilegiamo la conversazione. Ora che abbiamo impostato il nuovo “cerimoniale di alimentazione”, passiamo a ristrutturare il nostro rapporto col cibo. Prestiamo attenzione al tipo di fame percepita e diventiamo consapevoli di che cosa la sta scatenando. Dobbiamo soprattutto convincerci che dare ascolto alla fame emotiva e ricorrere al cibo come conforto e sedativo è una soluzione solo apparentemente facile ed appagante, in quanto si tratta di una scelta tanto disfunzionale quanto controproducente che porta ad assumere comportamenti alimentari compulsivi ed aggiunge un problema, quello del pesoforma, ad una situazione già problematica. Si rende necessario quindi trovare una valida alternativa a quella subdolamente illusoria del cibo.

VISION, MOTIVAZIONE E OBIETTIVI EMOZIONANTI, PER USCIRE DAL TUNNEL DELLA FAME COMPULSIVA.

La priorità è quella di ridisegnare una Vision di Sé stessi chiara ed emozionante che faccia scaturire spontanea e potente la motivazione a raggiungere l’obiettivo desiderato, per riconoscere e padroneggiare le emozioni ed attuare strategie funzionali con le risorse e gli strumenti necessari ad affrontare le nuove sfide,  Il secondo step è quello di reimpostare il dialogo interiore, con pensieri e parole costruttivi e potenzianti che incentivino ad utilizzare ed esprimere le risorse “dormienti”, per impostare e percorrere fino in fondo una strada praticabile che porti al raggiungimento e soprattutto al mantenimento del risultato prefissato. Delineare la nostra Vision Mission Ambition e motivarci ad utilizzare al meglio tutto il nostro potenziale, ci porta naturalmente ad attribuire al cibo il ruolo di strumento alleato del nostro benessere psicofisico e mai a considerarlo un obiettivo rifugio.